Differenza tra allitterazione e assonanza (con esempi)
La differenza tra allitterazione e assonanza sta in cosa si ripete e dove. L’allitterazione è la ripetizione di uno stesso suono, o di un gruppo di suoni simili, di solito all’inizio di più parole vicine: «di me medesmo meco mi vergogno» (Petrarca). L’assonanza, in metrica, è una rima imperfetta: due versi finiscono con parole che hanno le stesse vocali a partire dalla vocale accentata, ma consonanti diverse, come fame e pane. In breve: l’allitterazione lavora soprattutto sulle consonanti iniziali, l’assonanza sulle vocali finali.
Entrambe sono figure di suono, cioè giocano sulla musica delle parole più che sul loro significato. Proprio per questo a scuola si confondono spesso. Qui trovi le definizioni, una tabella di confronto, gli esempi e un metodo semplice per riconoscerle in una poesia.
Che cos’è l’allitterazione
Il vocabolario Treccani definisce l’allitterazione come la ripetizione, spontanea o voluta, di un suono o di una serie di suoni uguali o simili all’inizio di due o più parole consecutive, e più raramente al loro interno. Lo scopo può essere stilistico, per dare ritmo e risalto a un verso, oppure mnemonico, perché una frase che “suona” si ricorda meglio. Il termine viene dal latino umanistico allitteratio, a sua volta legato a littera, “lettera”.
Esempi letterari di allitterazione
- Ennio, negli Annali: «O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti», un verso latino costruito quasi interamente sul suono della t.
- Petrarca, sonetto proemiale del Canzoniere («Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono»): al verso 10 «favola fui» insiste sulla f, al verso 11 «di me medesmo meco mi vergogno» sulla m.
- Dante, Paradiso XVIII: «tra l’altre luci mota e mista, / mostrommi l’alma che m’avea parlato», dove torna più volte la m.
L’allitterazione nella lingua di tutti i giorni
Non serve aprire un’antologia per trovarne una. Molte espressioni comuni sono nate proprio così: bello e buono, senza capo né coda, tosto o tardi. Anche gli scioglilingua e tanti slogan si reggono sullo stesso principio: la ripetizione di un suono rende la frase più orecchiabile.
Che cos’è l’assonanza
In senso tecnico l’assonanza riguarda la fine dei versi. Secondo Treccani è una forma di rima imperfetta: le parole finali hanno le stesse vocali dalla vocale tonica (quella accentata) in poi, mentre le consonanti sono diverse, anche se di suono simile. Il termine deriva dal verbo assonare.
Gli esempi riportati dal vocabolario sono:
- fame / pane (vocali a-e, consonanti m e n)
- agosto / conosco (vocali o-o, consonanti st e sc)
- lento / tempo (vocali e-o, consonanti nt e mp)
Esiste anche l’assonanza atona, in cui coincidono solo le sillabe dopo la vocale tonica, mentre quella accentata cambia: è il caso di amare / dolore, che condividono soltanto la -re finale preceduta da vocali diverse.
Nel linguaggio letterario la parola ha anche un significato più largo: indica una corrispondenza armonica fra suoni, colori o forme. Quando un insegnante parla di “assonanze” all’interno di un verso, di solito intende questo senso esteso, cioè vocali che ritornano e creano un effetto musicale.
Allitterazione e assonanza: le differenze in una tabella
| Aspetto | Allitterazione | Assonanza |
|---|---|---|
| Cosa si ripete | Un suono o un gruppo di suoni, spesso consonantici | Le vocali dalla tonica in poi |
| Dove | All’inizio (più raramente all’interno) di parole vicine | Alla fine dei versi (senso tecnico) |
| Consonanti | Uguali o simili: sono il cuore della figura | Diverse: se fossero uguali sarebbe rima |
| Ambito | Poesia, prosa, proverbi, pubblicità | Soprattutto metrica e poesia |
| Esempio | «di me medesmo meco mi vergogno» | fame / pane |
Un modo rapido per tenerle a mente: l’allitterazione si sente scorrendo il verso in orizzontale, parola dopo parola; l’assonanza si nota guardando in verticale le parole in fondo ai versi.
Come riconoscerle in una poesia
- Leggi il testo ad alta voce. Sono figure di suono: l’orecchio le coglie prima dell’occhio.
- Per l’allitterazione, guarda l’attacco delle parole di uno stesso verso. Se tre o più parole vicine cominciano con lo stesso suono, sei sulla strada giusta.
- Per l’assonanza, isola l’ultima parola di ogni verso. Trova la vocale accentata e confronta solo le vocali da lì in avanti.
- Controlla le consonanti finali. Se sono identiche alle vocali identiche, non è assonanza ma rima vera e propria (cuore / amore).
- Annota l’effetto. In un’analisi del testo non basta nominare la figura: spiega che cosa sottolinea, come fa l’allitterazione della m in Petrarca, che dà peso alla vergogna del poeta.
Errori frequenti
- Contare le lettere invece dei suoni. Casa e cena iniziano con la stessa lettera ma non con lo stesso suono: insieme non formano un’allitterazione.
- Scambiare l’assonanza per una rima. Nell’assonanza le vocali coincidono, le consonanti no. Nella rima coincide tutto dalla vocale tonica in poi.
- Dimenticare la vocale accentata. Màre e sàle sono in assonanza; amàre e dolóre lo sono solo nella forma atona, perché la tonica è diversa.
Altre figure di suono da non confondere
Allitterazione e assonanza hanno alcuni “parenti” stretti. Conoscerli aiuta a non sbagliare nelle verifiche, come succede con le coppie viste in differenza tra metafora e similitudine e in differenza tra ossimoro e antitesi.
Consonanza
È il rovescio dell’assonanza: alla fine dei versi coincidono le consonanti, mentre la vocale tonica cambia. Treccani cita uno stornello di Carducci in cui tricolore e core si legano a mare: la terminazione -are condivide le consonanti con -ore, ma non la vocale accentata.
Paronomasia
Detta anche bisticcio, accosta due parole dal suono simile ma dal significato diverso, spesso per creare un contrasto. Gli esempi classici sono traduttore, traditore e chi dice donna dice danno. Qui il gioco riguarda due parole precise, non un suono che ritorna lungo il verso.
Onomatopea
Sono parole che imitano il suono di ciò che indicano, come tic tac, crac o chicchirichì. Quando un intero verso riproduce un rumore si parla di armonia imitativa, ed è lì che onomatopea e allitterazione spesso lavorano insieme.
Esempi semplici per esercitarti
Le frasi che seguono sono costruite apposta per l’esercizio, così puoi verificare il ragionamento passo per passo.
- Allitterazione: «Il vento vola via veloce» (suono v ripetuto all’inizio di quattro parole).
- Assonanza: notte / volte (stesse vocali o-e, consonanti tt e lt diverse).
- Rima: notte / rotte (coincide tutto da -otte in poi).
- Consonanza: amore / mare (consonante r e e finale uguali, vocale tonica diversa).
Se stai ripassando grammatica e analisi del testo insieme, può esserti utile anche la guida sulla differenza tra proposizione e preposizione. E se vuoi uno schema delle figure retoriche da tenere sempre nel quaderno, trovi qualche indicazione su dove plastificare fogli e documenti per farlo durare tutto l’anno.
Domande frequenti
L’allitterazione riguarda solo le consonanti?
No. La definizione parla di suoni in generale, quindi può coinvolgere anche le vocali. Nella pratica, però, gli esempi più evidenti si basano sulle consonanti iniziali, perché sono quelle che l’orecchio coglie meglio.
Assonanza e rima sono la stessa cosa?
No. Nella rima coincide tutta la parte finale delle parole a partire dalla vocale accentata (cuore / amore). Nell’assonanza coincidono solo le vocali, mentre le consonanti cambiano (fame / pane). Per questo il vocabolario la chiama rima imperfetta.
L’assonanza può trovarsi all’interno di un verso?
In senso stretto riguarda la fine dei versi. In senso più largo, usato spesso nelle analisi scolastiche, indica qualsiasi corrispondenza di vocali che crea un effetto musicale, anche dentro lo stesso verso. Se un testo o un insegnante usa il termine in questo modo, conviene specificarlo nella risposta.
Che differenza c’è tra assonanza e consonanza?
Sono speculari. Nell’assonanza restano uguali le vocali e cambiano le consonanti; nella consonanza restano uguali le consonanti e cambia la vocale tonica.
Dove trovo le definizioni ufficiali?
Le voci allitterazione e assonanza del vocabolario Treccani riportano definizioni ed esempi, e sono un buon riferimento da citare in una ricerca scolastica.





