Hantavirus: sintomi, cos’è, casi della nave MV Hondius e mappa aggiornata 2026
Le ricerche su Google in Italia per “hantavirus”, “hantavirus sintomi” e “hantavirus nave” sono esplose nelle ultime settimane, in seguito al focolaio confermato sulla nave da crociera antartica MV Hondius e ai quattro passeggeri italiani posti sotto sorveglianza dal Ministero della Salute. In questo articolo trovi un quadro chiaro su cos’è l’hantavirus, quali sono i sintomi a cui prestare attenzione, lo stato attuale del focolaio MV Hondius, la situazione in Italia e una mappa interattiva con i casi globali aggiornata su HantaWatch.
Articolo aggiornato all’11 maggio 2026. Le informazioni si basano sui bollettini ufficiali di Istituto Superiore di Sanità (ISS), Ministero della Salute, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) e Centers for Disease Control statunitense (CDC).
Cos’è l’hantavirus
Il termine «hantavirus» non indica un singolo virus, ma un’intera famiglia di virus a RNA (famiglia Hantaviridae) trasmessi all’uomo attraverso il contatto con escrementi, urina o saliva di roditori selvatici. Ne esistono diverse specie, ognuna associata a una specifica specie di roditore-serbatoio e a una distribuzione geografica precisa.
I principali ceppi di interesse sanitario sono:
- Sin Nombre virus (Nord America): trasmesso dal topo cervo, causa sindrome polmonare da hantavirus (HPS) con letalità intorno al 35-38%.
- Andes virus (Sud America, Patagonia argentina e cilena): l’unico hantavirus per cui è stata documentata trasmissione interumana, in occasione del cluster di Epuyén in Argentina del 2018-2019. È il virus responsabile del focolaio sulla MV Hondius.
- Puumala virus (Europa centro-settentrionale): trasmesso dall’arvicola rossastra, causa una forma più lieve nota come nephropathia epidemica, con letalità inferiore all’1%.
- Hantaan, Seoul, Dobrava (Eurasia): causano febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), più diffusa in Cina, Corea e Russia.
In Italia non sono mai stati documentati casi autoctoni di hantavirus: il roditore-serbatoio del virus Andes (Oligoryzomys longicaudatus) non è presente in Europa, e i roditori europei che possono ospitare hantavirus (come l’arvicola rossastra associata al Puumala) sono presenti ma non hanno mai prodotto cluster italiani.
Hantavirus sintomi: come riconoscerli
La domanda «hantavirus sintomi» è oggi la più cercata in Italia su Google. Va premesso che i sintomi iniziali sono aspecifici e possono essere confusi con un’influenza, una gastroenterite o una polmonite virale. Esistono però alcuni elementi chiave da conoscere, soprattutto se nelle ultime 8 settimane si è viaggiato in aree endemiche o si è avuta esposizione a roditori.
Periodo di incubazione
Tra l’esposizione al virus e l’inizio dei sintomi possono passare da 1 a 8 settimane, con una media di 2-4 settimane. Questa è una delle ragioni per cui i contatti dei casi della MV Hondius vengono monitorati per oltre un mese dopo l’ultima possibile esposizione.
Fase prodromica (giorni 1-7 dei sintomi)
L’esordio è tipicamente improvviso, con un quadro simil-influenzale che include:
- Febbre alta (38,5-40°C), spesso a esordio brusco
- Mialgie intense, in particolare a cosce, fianchi, schiena e spalle
- Cefalea persistente
- Brividi e malessere generale
- Nausea, vomito, dolore addominale, diarrea nel 50-60% dei casi
- Astenia profonda
In questa fase l’hantavirus è clinicamente indistinguibile da molte altre infezioni virali, motivo per cui la sospetta diagnosi richiede sempre il dato anamnestico di esposizione (viaggio in area endemica, contatto con roditori, contatto con caso confermato).
Fase cardio-polmonare (HPS – Hantavirus Pulmonary Syndrome)
Nei casi sostenuti dai ceppi americani (Sin Nombre, Andes) la fase prodromica può evolvere bruscamente, in genere tra il 4° e il 10° giorno di malattia, verso una sindrome cardio-polmonare grave caratterizzata da:
- Dispnea ingravescente
- Tachipnea e tosse non produttiva
- Edema polmonare non cardiogeno
- Ipotensione e shock cardiogeno
- Insufficienza respiratoria acuta che richiede ventilazione meccanica
È la fase più pericolosa: la letalità complessiva della HPS è intorno al 35-40% nei casi confermati negli Stati Uniti dal 1993 a oggi.
Fase emorragica e renale (HFRS – virus eurasiatici)
I virus Hantaan, Seoul, Dobrava e Puumala causano invece febbre emorragica con sindrome renale, caratterizzata da fasi successive di febbre, ipotensione, oliguria, poliuria e convalescenza. La letalità varia molto in base al ceppo: dall’1% del Puumala fino al 5-15% del Hantaan.
Quando rivolgersi al medico
I sintomi di una qualsiasi sindrome simil-influenzale, presi singolarmente, non sono motivo di allarme. Devono però essere valutati con priorità e con il sospetto specifico di hantavirus se compaiono in una di queste circostanze:
- Viaggio in Patagonia, Cile, Argentina rurale, Stati Uniti occidentali (parchi nazionali, baite), o crociera in Sud Atlantico/Antartide nelle 8 settimane precedenti
- Esposizione nota a roditori, escrementi di topo o ambienti rurali chiusi (cantine, baite, capanni) ripuliti senza protezioni
- Contatto stretto con un caso confermato di virus Andes
In presenza di anche uno solo di questi elementi e di sintomi compatibili, il riferimento operativo in Italia è il numero unico Ministero della Salute 1500, che attiva la rete di sorveglianza, oppure il proprio medico curante o un infettivologo. Non recarsi al pronto soccorso senza preavviso telefonico, per evitare di esporre altri pazienti.
MV Hondius: il focolaio sulla nave da crociera antartica
La nave MV Hondius è un piccolo vascello da spedizione della compagnia olandese Oceanwide Expeditions, partito da Ushuaia (Argentina) il 1° aprile 2026 con 147 persone a bordo, tra passeggeri ed equipaggio, per una crociera scientifica verso l’Antartide.
I primi due casi a bordo sono stati identificati attorno al 12 aprile, con sintomi compatibili e successiva conferma in PCR per virus Andes. Da allora il quadro epidemiologico è cresciuto e, secondo l’aggiornamento OMS del bollettino «Disease Outbreak News» DON599 pubblicato il 4 maggio 2026 e aggiornato l’8 maggio, il bilancio è:
- 8 casi totali: 5 confermati in PCR + 3 sospetti in attesa di conferma
- 3 decessi
- Sbarco a Tenerife (Spagna), con operazioni di isolamento ed evacuazione coordinate dalle autorità sanitarie spagnole
- 5 paesi di residenza dei contatti già identificati: Capo Verde, Paesi Bassi, Spagna, Sudafrica, Regno Unito
- Valutazione OMS del rischio a livello globale: BASSO
Il dato OMS è importante: pur essendo il virus Andes l’unico hantavirus con trasmissione interumana documentata, l’evento è circoscritto a un contesto chiuso (la nave) e i contatti sono tracciati. Il rischio per la popolazione generale, in Italia come in Europa, resta basso.
Per seguire l’evoluzione in tempo reale, su HantaWatch è disponibile una scheda dedicata al focolaio MV Hondius con contatori live dei giorni trascorsi dall’inizio del focolaio e dalla pubblicazione del DON OMS, oltre alla rotta della nave da Ushuaia a Tenerife sulla mappa interattiva.
Hantavirus in Italia: cosa sta succedendo davvero
Al 10 maggio 2026 l’Italia non ha né casi autoctoni né casi confermati di hantavirus. Il Ministero della Salute, attraverso gli Uffici di Sanità Marittima Aerea e di Frontiera (USMAF), ha però attivato una sorveglianza precauzionale su 4 passeggeri rientrati in Italia, distribuiti in quattro regioni: Calabria, Campania, Toscana e Veneto.
L’attivazione è legata a un evento separato dal focolaio MV Hondius: una donna deceduta a Johannesburg con diagnosi di virus Andes era stata brevemente a bordo di un volo KLM Johannesburg-Roma con scalo, prima del decesso. La sorveglianza ha lo scopo di monitorare per il periodo di incubazione massimo (8 settimane) eventuali sintomi nei contatti aerei. Tutti i passeggeri sotto sorveglianza sono attualmente asintomatici.
L’ISS, nel comunicato pubblicato sul sito dell’Istituto, ha chiarito alcuni punti tecnici fondamentali:
- Il serbatoio del virus Andes (Oligoryzomys longicaudatus) non è presente in Europa, quindi non è possibile l’innesco di un focolaio autoctono
- La trasmissione interumana documentata per il virus Andes richiede un contatto stretto e prolungato con un caso sintomatico, non una semplice condivisione di spazio
- L’intera regione europea OMS ha registrato nel 2023 1.885 infezioni da hantavirus, pari a un’incidenza di 0,4 casi ogni 100.000 abitanti all’anno, con dominanza assoluta del Puumala
Come si trasmette l’hantavirus
Nel 90% dei casi la trasmissione avviene per via aerogena: l’uomo inala particelle virali aerosolizzate dalle urine, dagli escrementi o dalla saliva dei roditori infetti. Le situazioni a rischio classico sono:
- Pulizia di cantine, garage, baite o capanni chiusi da tempo, dove si sono accumulati escrementi di roditori
- Lavori agricoli o forestali in zone con infestazione attiva
- Soggiorno in strutture rurali non sigillate
- Manipolazione diretta di roditori vivi o morti (cacciatori, agricoltori, biologi)
Le altre vie di trasmissione – morso di roditore, ingestione di cibo contaminato, e nel solo caso del virus Andes la trasmissione interumana – sono molto più rare.
Va sottolineato che nessun hantavirus si trasmette tramite zanzare, zecche o altri vettori artropodi: la trasmissione è legata esclusivamente al contatto, diretto o indiretto, con il roditore-serbatoio.
Prevenzione: cosa fare concretamente
Le raccomandazioni di CDC ed ECDC sono coerenti e applicabili anche in Italia, in particolare per chi vive in zone rurali, possiede una seconda casa di campagna o baita, o lavora in ambienti agricoli e forestali.
- Aerare a lungo (almeno 30 minuti) cantine, garage, baite o ambienti chiusi prima di entrarvi, soprattutto dopo lunghi periodi di chiusura
- Non spazzare né aspirare a secco escrementi e urine di roditori: si rischia di sollevare aerosol. Prima di pulire, spruzzare un disinfettante a base di candeggina diluita 1:10 e lasciare agire 5-10 minuti
- Indossare guanti in gomma e mascherina FFP2 o FFP3 durante le operazioni di pulizia in ambienti potenzialmente contaminati
- Sigillare crepe, fori e accessi superiori ai 6 mm in case, cantine e depositi, per prevenire l’ingresso di roditori
- Conservare gli alimenti (anche quelli per animali) in contenitori sigillati
- Lavare accuratamente mani, vestiti e attrezzi dopo attività in aree rurali o boschive
Su HantaWatch è disponibile una checklist di prevenzione interattiva con sistema di tracciamento giornaliero, basata sulle linee guida CDC.
Mappa interattiva dei casi globali di hantavirus
Per chi cerca un quadro visivo della distribuzione mondiale dei casi, abbiamo costruito HantaWatch, una dashboard indipendente in italiano che aggrega dati delle principali autorità sanitarie pubbliche.
È possibile consultare:
- Una mappa interattiva con 24 paesi sorvegliati, ceppo virale prevalente, casi medi annui e decessi
- La rotta della MV Hondius da Ushuaia a Tenerife
- Un feed news in italiano aggiornato automaticamente ogni 5 minuti
- L’archivio storico dei principali focolai dal 1993 (anno della scoperta del virus Sin Nombre nei Quattro Angoli) a oggi
- Un quiz orientativo per valutare il proprio livello di rischio personale
HantaWatch è uno strumento informativo indipendente, non sostituisce in nessun caso la consulenza medica né le indicazioni delle autorità sanitarie ufficiali.
→ Vai alla mappa live su HantaWatch.it
Domande frequenti
Cos’è l’hantavirus in parole semplici?
È una famiglia di virus che si trasmette all’uomo dai roditori, principalmente per inalazione di particelle aerosolizzate da urine, escrementi o saliva. Può causare due quadri clinici principali: una sindrome polmonare grave (HPS, soprattutto nei ceppi americani) o una febbre emorragica con sindrome renale (HFRS, soprattutto nei ceppi eurasiatici).
L’hantavirus si trasmette da persona a persona?
Nella stragrande maggioranza dei casi no. L’unica eccezione documentata in letteratura riguarda il virus Andes, in particolare durante il cluster di Epuyén (Argentina, 2018-2019) e ora nel focolaio della MV Hondius, dove la trasmissione interumana richiede comunque un contatto stretto e prolungato con un caso sintomatico.
Ci sono casi di hantavirus in Italia?
No, in Italia non sono mai stati documentati casi autoctoni di hantavirus. Al 10 maggio 2026 il Ministero della Salute mantiene sotto sorveglianza precauzionale 4 passeggeri rientrati in Italia in relazione a un volo KLM con possibile esposizione, tutti attualmente asintomatici. Il rischio per la popolazione generale resta basso.
Esiste un vaccino per l’hantavirus?
In Europa e in Italia non è disponibile alcun vaccino contro l’hantavirus. In Cina e in Corea del Sud esistono vaccini approvati a livello nazionale (Hantavax) contro i ceppi Hantaan e Seoul, ma non sono utilizzati al di fuori di quei paesi.
Cosa fare in caso di sospetto contatto o sintomi?
Chiamare il 1500 (Ministero della Salute) o il proprio medico curante, indicando esplicitamente eventuali viaggi recenti in aree endemiche, esposizione a roditori, o contatto con casi sospetti. Non presentarsi al pronto soccorso senza preavviso telefonico.
I roditori italiani possono trasmettere l’hantavirus?
I roditori-serbatoio dei ceppi più pericolosi (Andes, Sin Nombre) non sono presenti in Europa. Alcuni roditori europei possono ospitare ceppi come il Puumala, ma il rischio italiano resta storicamente nullo e l’incidenza europea complessiva è molto bassa (0,4 casi per 100.000 abitanti all’anno).
Fonti e approfondimenti
I dati riportati in questo articolo provengono dalle seguenti fonti ufficiali, regolarmente aggiornate:
- Istituto Superiore di Sanità – Pagina hantavirus
- EpiCentro – Portale di epidemiologia ISS
- OMS – Disease Outbreak News (bollettino DON599 sulla MV Hondius)
- ECDC – European Centre for Disease Prevention and Control
- US CDC – Hantavirus
- Ministero della Salute
- HantaWatch.it – Dashboard di sorveglianza in italiano
Disclaimer. Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce in alcun modo il parere di un medico o le indicazioni delle autorità sanitarie ufficiali. In presenza di sintomi sospetti contattare il 1500 del Ministero della Salute, il proprio medico curante o, in caso di emergenza, il numero unico europeo 112.





